La Roma, il Porto l’Europa League e le magnifiche sorti e progressive giallorosse

24 agosto 2016

Il preliminare di Champions League consegna alla Roma la partecipazione all’Europa League. La delusione per l’eliminazione maturata al termine di una doppia partita strana, in cui su 180 minuti la Roma ha giocato quasi 100 in inferiorità numerica, non può far dimenticare che la stagione è all’inizio.

Visto che, in un loop infernale la Roma con Capello o con Del Delneri o Garcia o con Spalletti continua mostrare sempre gli stessi difetti – fragilità nervosa, scarsa attitudine alle partite importanti, immaturità – sarebbe il caso di ripartire, per una volta, con umiltà dal basso. Forse l’Europa League rappresenta la nostra dimensione, forse bisogna iniziare a collezionare scalpi importanti anche nell’Europa piccola e meno ricca, per accumulare punti esperienza e crescere non più a chiacchiere ma con le vittorie.

L’Europa League deve essere un obiettivo importante tanto quanto il campionato e non voglio vedere Sadiq o Nura schierati nelle partite al giovedì solo perché “domenica sera c’è il Napoli”.

Si deve puntare a vincere ogni partita, magari conquistare un quarto di finale o una semifinale di Europa League potrebbe aiutare l’autostima più di qualche tweet autocompiaciuto. Potrebbe essere divertente.

Roma-Porto 0-3 (8′ Felipe, 73′ Layun, 75′ Corona)

23 agosto 2016

Roma in Europa League dopo la quarta sconfitta (Juve, Real, Real  e Porto) della seconda gestione giallorossa di Spalletti. Ecco le pagelle di Roma-Porto.

Szczesny 5,5 – nella sagra della rotula infilzata, Coso non voleva proprio essere da meno di Danielino Sette Coltelli e Emerson Palmieri il Chirurgo di Santos e cerca di guadagnarsi lo scalpo di Layun. Ma gli è mancato lo scatto giusto per acchiapparlo perché pure lui, come altri, è arrivato appena cinque giorni fa perché a Sabatini je se era impallata la app del calciomercato. E quello ha segnato;  Leggi il seguito di questo post »

Roma Udinese 4-0 (65′ e 75′ Perotti rig., 82′ Dzeko, 84′ Salah)

22 agosto 2016

 

Szczesny 6 – dalle sue parti  il tardo pomeriggio senza aperitivo dell’Olimpico è talmente noioso che per un momento je viè voja de ravvivalla lui la partita, provando a mette’ nella nostra porta un retro passaggio del Dio Greco. “O madonna che ha combinato Coso” s’è sentito mormorà tra i corridoi delle tribune e i seggiolini in gran parte vuoti che noi siamo brutte persone e i bioritmi dalli scanner della Questura nun se li famo prende. Però Consonanti non lo fa apposta, a lui je piace proprio er brivido e ‘nfatti dopo prova un dribbling su Zapata e un filtrante radente tra i due bianconeri CazzaLaRanda e Erikabadu. Ma gnente, lui è proprio così;
Peres 6 – s’è impegnato forte in conferenza stampa pronunciando nomi che qui nessuno ha più osato pronunciare… Cafù… Il ricordo del pendolino galvanizza il pubblico giallorosso che, abituato al maigioismo e alle allucinazioni collettive su Coso Giuseppeangelo, e malattie autoimmuni degne del Dottor House per  Balzaretti, Torosidis o Marietto Rui, pensa “ribattezzamolo Italo Peres, magari nun arriva in orario, ma almeno se presenta bene”. Mettemola così: Bruno Peres da Torino s’è presentato bene. Chissà magari diventa un Freccia Rossa;

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Porto-Roma 1-1 (21′ Felipe aut, 61′ Andre Silva)

17 agosto 2016

Porto, 17 agosto 2016. Preliminare di Champions League, Porto-Roma 1-1

Alisson 6 – diciamocelo chiaro: la porta non è un posto per oggetti misteriosi. Quando mi moje appenne quarcosa alla manija de la porta, spesso va a finì che dà sempre fastidio, sbatte de qua, sbatte de là. Lui è un oggetto misterioso che arriva dal Brasile ma c’ha un cognome pesante, Becker: se para la metà delle palline che Bum Bum Omonimo Becker parava a rete in tuffo sull’erba di Wimbledon, siamo a cavallo. Poi però se comincia a giocà e non è che il buon Alisson Becker incuta sicurezza: passaggi sbagliati, uscite esitanti, parate basse insicure. Pija pure il gol sul palo suo, per l’ennesima volta e non è che sembra un segnale rassicurante. Meno male che lo annullano. Poi sul rigore lo vedi saltare nervoso e battere continuamente le mani all’avversario, forse lo vuole incoraggià, “bravo, bravo, prova a segnare se c’hai i cosiddetti”. e quello je segna, ao, lo ha messo all’incrocio. Famoje fa er motivatore per Scenni e Zeko, forse avemo svortato;  Leggi il seguito di questo post »

La panza, la barba, gli appoggi sbagliati, ma quando parla Daniele De Rossi so’ brividi

17 agosto 2016

Tratto da Sport Illustrated:

De Rossi: “Non sarei mai potuto nascere in un’altra città, ognuno di noi è nato con questa passione, con questo destino. Tutto questo mi passa per la mente. Ma è qualcosa che ho scelto tanto tempo fa. Sta tutto qui. Ogni tanto sul divano penso, ‘Se non fossi nato a Roma, non sarei mai stato un tifoso della Roma. Non avrei sentito questo senso di appartenenza, questo dovere, verso i miei tifosi, la mia gente, la mia città. Per me che comunque sono un buon giocatore, sarebbe stato sicuramente più semplice. Ma l’altra faccia della medaglia è che io ho sempre amato stare qui. Amo rendere felice la mia gente, che sia per una partita sola o anche per tre. Amo vederli felici. Puoi trovare i tifosi anche al Chelsea, al Real Madrid o al Manchester United, ma io qui ho i miei amici. I miei amici in tribuna e anche persone che non conosco. Però loro sono un po’ come i miei amici perché hanno la mia stessa passione, la mia stessa fede. Abbiamo la stessa storia. Piangiamo per le stesse partite, siamo stati tristi per le stesse ragioni. Condividiamo le nostre emozioni anche se non ci siamo mai conosciuti. Il solo sentimento più grande dell’orgoglio che provi quando giochi per la Roma è la tristezza che proveresti senza la Roma. Certo non sarebbe giusto verso i tifosi lasciare sia io che Francesco nello stesso anno. Era tutto diverso, prima eravamo più come una famiglia. Quando tutto stava cambiando, ho cominciato a pensare che sarebbe stato meglio dal punto di vista economico. Però sarebbe stato tutto un po’ meno ‘umano’. Una proprietà diversa, una lingua diversa. Ma dopo un paio di mesi ho potuto facilmente capire che la passione che ha spinto la nostra vecchia proprietà era simile a quella dei ragazzi che ora sono al comando della Roma. Possiamo sempre condividere la nostra storia con tutte le altre popolazioni, paesi o città. Ma sarà sempre diverso quello da che prova la gente di Roma. Non siamo spaventati dal condividere. Forse questa passione potrà portare un ritorno economico che renderà il club più ricco e più forte e magari in grado di vincere presto qualcosa di importante. È una questione di ambizioni, capisci. Per me il denaro non è qualcosa che mi può far spostare dalla Roma al Chelsea. Prenderei più soldi al Chelsea, ma prendo soldi anche qui alla Roma. Quindi non c’è differenza. In altre squadre posso guadagnare di più ma questo ‘di più’ non mi interessa. È tutta una questione di ambizioni. È più ambizioso un giocatore che vuole andare a vincere la Champions League con il Real Madrid o uno che invece vuole vincere il campionato con la Roma? La Roma non ha mai vinto molti scudetti. In 90 anni ne ha vinti tre ed è stata dura. Penso che una grande ambizione può anche essere provare a vincere dove nessuno è mai riuscito. Questo è più difficile. Quando sei un bambino, è diverso da come poi sarai un tifoso della Roma da adulto. Gli adulti vivono adesso con questa pressione, questa ansia. È come un lavoro. I tifosi della Roma hanno dei problemi a causa dei soldi, per i loro figli, e magari un altro problema può anche essere la Roma. È questa l’altra faccia della moneta, tutti questi problemi, queste ansie, queste preoccupazioni per le sorti della Roma. Però noi viviamo con un orgoglio, quello di essere tifosi della Roma. Loro si riconoscono in noi, in me e Francesco”.

Chi è Federico Fazio, nuovo difensore della Roma?

2 agosto 2016

Perché lo chiedete a Cocci di calcio? Mica sono Gianni Di Marzio re del calciomercato. Si tratta di un nome che girava da qualche settimana.

Fazio fu acquistato dal Tottenham nell’estate 2014 dall’allora neo-allenatore Pochettino. Il tecnico argentino fece giocare al connazionale una ventina di partite, in cui spiccò una sfida tutta nervi e mani in faccia con Diego Costa del Chelsea, una rivalità nata ai tempi della Spagna, quando Fazio incontrò Costa nelle sfide tra Atletico e Siviglia.
Poi Fazio fu sostanzialmente bocciato. La stagione seguente Pochettino lo fa giocare solo una volta prima di mandarlo in prestito al Siviglia alla fine della sezione invernale del 2016. Nella squadra che poi vinse la sua terza Europa League consecutiva Fazio gioca solo 4 partite.
Forte fisicamente, l’anticipo non è altrettanto forte. Però, è vero che deve venire sostanzialmente a fare il quarto. Il problema della Roma è Juan Jesus.
Fazio non è molto social, ha un profilo Twitter, @Fede2Fazio
federico fazio calcio calciomercato roma

Soldado, Fazio e Dier provano la difesa a tre

Una cosa su Higuain la vorrei scrivere

29 luglio 2016

L’ipocrisia dà fastidio. Vuoi andare alla Juventus a vincere, a prendere una barca di soldi (barche da cui non rischiare di fare un frontale con i faraglioni di Capri), dove sei protetto e non prendi tre giornate di squalifica ma anzi ti danno un premio se prendi a testate l’arbitro, per me è ok caro Gonzalo Higuain. 

Però non mi tirare fuori la storia che non avevi un rapporto col presidente, perché sei un ridicolo. Il rapporto col presidente ce l’hai ogni mese quando controlli il bonifico in banca. Di certo poi, non parlare quando hai fatto le visite mediche di nascosto come un bandito a Madrid, col cappuccio pigiato sulla testa e gli occhiali scuri di notte. Dite la verità. 

Perché Paredes può andare via, spiegato così così 

28 luglio 2016

Aoooooo (motto romano)

Però sto Paredes: piace allo Zenit, piace all’Empoli, piace alla Juve, piace a Galopeira, piace a Valentina Catoni, Radio Radio ha scoperto che è fortissimo più forte di Gundogan, piace addirittura a Spalletti – il quale, mentre tutto il calciomercato se lo litiga, lo ha paragonato a Pizarro, mica a Francesco Statuto, uno che nella sua prima esperienza romana Spalletti si portava in un taschino in tutte le serate di gala – e allora perché se lo volemo venne? Leggi il seguito di questo post »

Zanzi, ci manchi

23 luglio 2016

Pensavo fosse Pjanic invece era Messi

20 luglio 2016

pjanic juventusPjanic se ne è andato e non torna più, verso Torino, sponda Rubentus. Se ne va un calciatore importante, che va a rinforzare una diretta concorrente. Peccato: gol, assist, palloni intercettati, mancherà Pjanic e va sostituito degnamente.

Miralem Pjanic ha vinto alla Roma esattamente tanto quanto aveva vinto al Lione: zero, niente, isba, zero carbonella.

Pjanic arirva al Lione nel 2008-2009 pagato 7,5 milioni di euro. Il Lione arriva terzo in campionato ed è eliminato agli ottavi di finale in Champions League e Coppa di Francia. Pjanic indossa la maglia numero 18.

La stagione successiva il Lione arriva secondo in campionato e raggiunge le semifinali di Champions League. Pjanic indossa la maglia numero 8.

Nel 2010-2011 terzo posto per il Lione e ottavi di finale di Champions League e di Coppa di Francia. Pjanic indossa la maglia numero 8.

2011-2012 finalmente il Lione vince la Coppa di Francia… ah ma cazzo Pjanic era stato ceduto alla Roma. Peccato.

Prima dell’arrivo in squadra di Miralem Pjanic, il Lione fino al 2007-2008 aveva vinto sette campionati consecutivi. La Rubentus ne ha scippati fin qui cinque.

Ao… Non è vero… Ma ci credo. Daje Pjanic falli sognare.


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