Cagliari-Roma (6′ Perotti rig., 46′ Strootman, 56′ Borriello, 88′ Sau)

29 agosto 2016

Szczesny 6 – si presenta tutto lungo e verde che sembra una volenterosa pianta da interni. Pronti e via, sembra disposto a sporcare il suo outfit vegetariano. Un paio di interventi, sul tap-in di Borriello è lasciato solo dai compagni che dimenticano la voce del verbo “difendere la porta”, poi però mezza stupidaggine la fa perché, a due minuti dalla fine, resta passivo sul cross di Di Gennaro, non ruggisce e si fa bruciare da Sau, ma del resto lui è una pianta. Urge innaffiata;

Florenzi 4,5 – capitano in barba a ddr, ne eredità l’attitudine a impiccare le partite, alimentando il concetto kantiano e anche un tantinello hegeliano che la cazzata, quando la devi fare, falla bella grossa. “Ma perché?” ci chiediamo noi con malcelato rodimento di scroto? Così, all’88’ dopo aver fatto una chiusura bellissima e perfetta che perfino Bergomi se ne è accorto dalla tribuna e si è scappellato in millemila complimenti, dalla fascia Florenzi passa la palla orizzontalmente al limite della nostra area di rigore dove c’erano solo maglie rossoblù, dando il via – anzi e meglio – il la al gol del pareggio. Manco Toscanini quella famosa sera a New York;

Manolas 5,5 – malpancismo elevato a stato permanentemente rivoluzionario, un Khomeini della contrattualizzazione forzata, barba lunga che trova inequivocabile declinazione sul suo volto un po’ triste di chi è cresciuto a forza di yogurt e, quindi, un po’ acido lo è per dna e costituzione fisica e proletaria. Borriello non si impietosisce e lo aggira a più riprese;

Vermaelen 5 – anche lui fa parte della banda dei perculati da Borriello. Gli manca lo starter pack per i nuovi arrivati in Italia durante il mercato estivo (occhiale da sole a specchio con montatura blu, telo da mare sulla spalla, costume a fantasia Hawaii) ma per il resto, quanto ad atteggiamento, stiamo lì;

Bruno Peres 5,5 – fa due strappi offensivi che si porta dietro centrocampo e difesa avversaria, cagliaritani appesi al costu… ops i calzoncini e gli ombrelloni della vicina spiaggia di Giorgino. Per l’apporto difensivo dico questo; tenta un tunnel nella sua area di rigore. Tenta. Un. Tunnel. Nella. Sua. Area. Di. Rigore. Saluti;

Nainggolan 5,5 – la mimesi di un Raggia. Urla, ringhia, sbraita, ma non colleziona tibbie. Hashtag stanchi già il 28 agosto;

De Rossi 5,5 – la vanagloria del cazzarismo. Spogliato della fascia di capitano fa finta di essere dispiaciuto, ecco perché gioca di trequarti come uno che non pò fa vedè de esse contento di aver perso qualcosa che appartiene a qualcun altro. Così, spogliato della responsabilità della serietà, si siede all’ultimo banco e sparà cazzate che manco allo Zelig;

Strootman 7 – lavora de sottrazione, nel senso che sottrae denti e rotule agli avversari e fa sentire il peso del maschio alfa. Torna lavatrice poi, nel senso che qualsiasi pallaccia brutta come un rospaccio di un fiumiciattolo inquinato gli passino i compagni, la controlla, la bacia e la trasforma in principessa. Segna pure. Il Cagliari pareggia cinque minuti dopo che è uscito lui. Un caso? Non credo proprio; 

Salah 6 – se i compagni vogliono alleggerire in uscita dalla difesa oppure c’è pure da fa scattà il contropiede lama lui c’è sempre come Nostro… Ops il Loro Signore Onnipresente e Onnisciente e dispensatore di vergini. Dal suo piede partono almeno tre buone occasioni, piu di ogni altro calciatore in campo al Sant’Elia, come opportunamente si affretta a farci sapere il sito della As Maggica-ma-momentaneamente-in-astinenza-da-cappelli-a-cilindro-con-il-coniglio-nascosto-dentro; purtroppo sciupa una palla gol preziosa costruita grazie a un assist di Kevinone. Ciò impedirà a Salà di sedere alla destra del padre. Qualsiasi Padre;

Perotti 6 – gioca a sprazzi e quando sprazza lui la Roma sprizza, schizza, straparla e spoilera la seconda stagione di Mr. Robot. Gioca 63 minuti, esce stremato. Ne aveva fatti 44′ ad Oporto, 89′ contro l’Udinese, 84 in casa col Porto. 280′ dal 17 agosto. È vero che non è un podista, ma so tre partite in 12 giorni e chissà perché mi sono venute in mente le parole di Allegri su Pjanic e i carichi di lavoro;

El Shaarawy 5 – si procura il rigore, è vero, ma Spalletti esce matto a forza de gridà “stringi! Stringi!” E lui continuava a lisciasse la cresta e all’intervallo il tecnico lo sostituisce;

Dzeko 6,5 – quando entra lui la Roma alza il muro e inizia a prendere qualche pallone di testa, fa l’assist a Strootman e, in generale, la passa ai compagni meglio di come tira in porta;

Paredes 5 – je do cinque perché dopo l’uscita dal campo di Strootman chi doveva andare con personalità a ricevere il pallone da Florenzi era lui, invece ha preferito scappare in avanti. Sì, sì lui s’è e io j’ho dato 5;

Fazio sv – con lui entrano centimetri e cattiveria… Ah la nobile arte di confrontarsi il pisello sotto la doccia;

Spalletti 6 – voglio pensare che con tutte queste dichiarazioni catastrofiche (“questa sconfitta ci spezza in due”, “per riprenderci ci vorranno due mesi” dopo la sconfitta col Porto e “non abbiamo equilibrio mentale e personalità” dopo il pareggio di Cagliari) stia cercando di far crescere i coglioni alla sua squadra. Il rischio è che glieli faccia calare presto. Del resto che non ha “equilibrio mentale” potrebbe essere una cosa carina da dire, che ne so?, al mostro di Milwaukee?

Storari 7 – come da tradizione para su Dzeko, para su Peres, para su Salà, para pure l’anima de li mortacci nostra;

Isla 5,5 – nervosetto, je fischiano un rigore contro e con la Juve non je capitava mai, poi ne fischiano le orecchie per tutta la partita perché sta gonfio forte de birra e, se sa, l’alcol alza la pressione sanguigna;

Salamon 6,5 – ritorna in A dopo averla assaggiata con il Milan prima e la Samp poi, ovvero stava al buffet del sabato quando distribuivano ostriche e champagne, all’epoca era un giovane centrocampista adattato difensore da Zeman e con già alcune presenze nella nazionale polacca. Controlla il centro della difesa fino all’ingresso in campo di Dzeko. Salomonicamente distribuisce fallacci; 

Bruno Alves 6,5 – ha la fazza da sith, un nativo di Ziost reso schiavo da qualche Jedi Oscuro portoghese tipo Darth Pepe. Dopo essere diventato campione d’Europa è venuto a colonizzare la Sardegna in nome di Darth Sidious;

Murru 6,5 – ha i quattro mori tatuati nella tibbia. Gladiatore in campo, mena e roncola. È un terzino, dovrebbe fare i cross: in quello è rimandato a settembre;

Padoin 6 – il tetragono su cui Rastelli ha scelto di costruire la sua salvezza. Si piazza di fianco a Di Gennaro: il capellone fa poesia, lui il portatore d’acqua e porta… tanta acqua; 

Di Gennaro 7 – mentre i nostri sbagliano i disimpegni di cinque metri, lui fa passaggi no-look al limite della sua area di rigore. Sai quando ti senti leggero dopo esserti sparato una bella canna? Eh sì, lui ha giocato così;

Ionita 6 – ammazza quanto mena;

Barella 6 – dà fastidio un po’ a tutti;

Borriello 7,5 – Belen a giugno deve averlo consigliato bene: “Devi annà a Fiuggi: dieci giorni a fare la cura dell’acqua pe’ ripulitte l’intestino tenue e crasso”. È tornato così in forma che ha preso un palo colpendo di testa a volo d’angelo, una roba che a Roma solo sulle soubrette Rai; 

Sau 7 – quella con Borriello è una delle coppie gol più belle del campionato e il Cagliari finisce nella parte sinistra della classifica… oppure noi retrocediamo;

Giannetti sv – entra per Padoin al 76′ ed ha subito una grande opportunità;

Deiola sv – si dice gran bene di questo ragazzetto;

Munari sv

Rastelli 6,5 – pacco bene in vista coi pantaloni attillati che pare Belen, ha forgiato una squadra che gioca cazzuta e senza paura. 

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Roma, un paio di cose da sapere sul sorteggio di Europa League

26 agosto 2016

Oggi alle 12.45 sorteggio di Europa League per la Roma e le altre italiane qualificate. I giallorossi si trovano in seconda fascia.

Tutti sono preoccupati dal Manchester United di Ibra e Mourinho, lo Schalke 04 di Howedes e Huntelaar, lo Zenit San Pietroburgo (ex squadra di Spalletti) o lo Shakhtar Donetsk, tutte formazioni di prima fascia come Inter e Fiorentina.

In realtà dovremmo essere più attenti alle squadre nella terza fascia che potrebbero  rappresentare l’autentica mina vagante per la lotta alla qualificazione. Le squadre più temibili inserite nell’Urna 3 sono i belgi del Gent che lo scorso anno furono eliminati agli ottavi di Champions League dal Wolfsburg, il Celta Vigo di Iago Aspas e John Guidetti, il simpatico Feyenoord con i suoi educatissimi tifosi (ricorderete sicuramente quante ne combinarono a Roma un paio di anni fa e abbiamo da poco riaperto la Scalinata di Trinità dei Monti) e il Southampton allenato da Puel.

In quarta fascia tifo forte per gli irlandesi del Dundalk, bella trasferta.

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Su Cagliari-Roma

26 agosto 2016

Dalla partita di Cagliari parte la comprensione della tenuta psicologica della Roma. Vincere vorrebbesignificherebbe dare subito una risposta alle critiche, dimostrare di saper reagire e dimostrare di essere ripartiti.

Perdere significherebbe la convinzione, dentro e fuori lo spogliatoio, che la squadra è composta da mezzi uomini incapaci di rispondere alle pressioni esterne e reagire a una brutta prestazione. 

Ma per l’amore di Dio, se si vince o si perde, la stagione non è finita, siamo in agosto ancora. 

Roma, cosa non ha funzionato contro il Porto?

24 agosto 2016

Nervosismo, espulsioni, giocatori appena scesi dall’aereo o dal treno. Roma-Porto, cosa non ha funzionato?

Il problema di De Rossi non è giocare centrale difensivo, ma la testa: DDR fa un’entrataccia a 70 metri dalla sua porta perché Maxi Pereira è un rompiscatole e già all’andata e anche ieri sera si erano percepiti gesti o sguardi non simpatici. Non ho prove ma mi gioco una palla che è così.

Il problema non è il doppio regista, ma Szczesny che sostanzialmente è tornato 10 giorni fa dopo un tira e molla di un mese.

Il problema è Peres arrivato da una settimana o poco più ed è stato al netto degli espulsi il peggiore in campo, come Vermaelen mandato allo sbando nella gara di andata, partita che non ha terminato.

Poi Paredes di cui si è parlato solo in termini di cessioni, Strootman che, benché nel disastro sia stato tra i migliori, è alla terza partita da titolare dopo due anni.

Senza contare che Peres all’esordio europeo (o giù di lì), Juan Jesus all’esordio europeo (o giù di lì), Emerson Palmieri all’esordio europeo (o giù di lì), Paredes all’esordio europeo, Strootman era praticamente all’esordio in Champions (anche se è un calciatore di enorme esperienza), Perotti non arriva neanche a 10 presenze nelle competizioni internazionali anche se alzò il trofeo nel 2014. E di fronte non avevamo Barcellona o City, anche il Porto è una squadra con calciatori che contano poche partite in Europa, ad eccezione di alcuni tipo Casillas o lo stesso Pereira.

Poi i nervi, nervi a fior di pelle, una fragilità psicologica che richiede davvero uno bravo.

Dal 2011 la roma ha giocato 22 partite in Europa e ne ha vinte 3. In Champions non ci possiamo state. Ma in Europa League sì e vi voglio col coltello frani denti in ogni partita.

La Roma, il Porto l’Europa League e le magnifiche sorti e progressive giallorosse

24 agosto 2016

Il preliminare di Champions League consegna alla Roma la partecipazione all’Europa League. La delusione per l’eliminazione maturata al termine di una doppia partita strana, in cui su 180 minuti la Roma ha giocato quasi 100 in inferiorità numerica, non può far dimenticare che la stagione è all’inizio.

Visto che, in un loop infernale la Roma con Capello o con Del Delneri o Garcia o con Spalletti continua mostrare sempre gli stessi difetti – fragilità nervosa, scarsa attitudine alle partite importanti, immaturità – sarebbe il caso di ripartire, per una volta, con umiltà dal basso. Forse l’Europa League rappresenta la nostra dimensione, forse bisogna iniziare a collezionare scalpi importanti anche nell’Europa piccola e meno ricca, per accumulare punti esperienza e crescere non più a chiacchiere ma con le vittorie.

L’Europa League deve essere un obiettivo importante tanto quanto il campionato e non voglio vedere Sadiq o Nura schierati nelle partite al giovedì solo perché “domenica sera c’è il Napoli”.

Si deve puntare a vincere ogni partita, magari conquistare un quarto di finale o una semifinale di Europa League potrebbe aiutare l’autostima più di qualche tweet autocompiaciuto. Potrebbe essere divertente.

Roma-Porto 0-3 (8′ Felipe, 73′ Layun, 75′ Corona)

23 agosto 2016

Roma in Europa League dopo la quarta sconfitta (Juve, Real, Real  e Porto) della seconda gestione giallorossa di Spalletti. Ecco le pagelle di Roma-Porto.

Szczesny 5,5 – nella sagra della rotula infilzata, Coso non voleva proprio essere da meno di Danielino Sette Coltelli e Emerson Palmieri il Chirurgo di Santos e cerca di guadagnarsi lo scalpo di Layun. Ma gli è mancato lo scatto giusto per acchiapparlo perché pure lui, come altri, è arrivato appena cinque giorni fa perché a Sabatini je se era impallata la app del calciomercato. E quello ha segnato;  Leggi il seguito di questo post »

Roma Udinese 4-0 (65′ e 75′ Perotti rig., 82′ Dzeko, 84′ Salah)

22 agosto 2016

 

Szczesny 6 – dalle sue parti  il tardo pomeriggio senza aperitivo dell’Olimpico è talmente noioso che per un momento je viè voja de ravvivalla lui la partita, provando a mette’ nella nostra porta un retro passaggio del Dio Greco. “O madonna che ha combinato Coso” s’è sentito mormorà tra i corridoi delle tribune e i seggiolini in gran parte vuoti che noi siamo brutte persone e i bioritmi dalli scanner della Questura nun se li famo prende. Però Consonanti non lo fa apposta, a lui je piace proprio er brivido e ‘nfatti dopo prova un dribbling su Zapata e un filtrante radente tra i due bianconeri CazzaLaRanda e Erikabadu. Ma gnente, lui è proprio così;
Peres 6 – s’è impegnato forte in conferenza stampa pronunciando nomi che qui nessuno ha più osato pronunciare… Cafù… Il ricordo del pendolino galvanizza il pubblico giallorosso che, abituato al maigioismo e alle allucinazioni collettive su Coso Giuseppeangelo, e malattie autoimmuni degne del Dottor House per  Balzaretti, Torosidis o Marietto Rui, pensa “ribattezzamolo Italo Peres, magari nun arriva in orario, ma almeno se presenta bene”. Mettemola così: Bruno Peres da Torino s’è presentato bene. Chissà magari diventa un Freccia Rossa;

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Porto-Roma 1-1 (21′ Felipe aut, 61′ Andre Silva)

17 agosto 2016

Porto, 17 agosto 2016. Preliminare di Champions League, Porto-Roma 1-1

Alisson 6 – diciamocelo chiaro: la porta non è un posto per oggetti misteriosi. Quando mi moje appenne quarcosa alla manija de la porta, spesso va a finì che dà sempre fastidio, sbatte de qua, sbatte de là. Lui è un oggetto misterioso che arriva dal Brasile ma c’ha un cognome pesante, Becker: se para la metà delle palline che Bum Bum Omonimo Becker parava a rete in tuffo sull’erba di Wimbledon, siamo a cavallo. Poi però se comincia a giocà e non è che il buon Alisson Becker incuta sicurezza: passaggi sbagliati, uscite esitanti, parate basse insicure. Pija pure il gol sul palo suo, per l’ennesima volta e non è che sembra un segnale rassicurante. Meno male che lo annullano. Poi sul rigore lo vedi saltare nervoso e battere continuamente le mani all’avversario, forse lo vuole incoraggià, “bravo, bravo, prova a segnare se c’hai i cosiddetti”. e quello je segna, ao, lo ha messo all’incrocio. Famoje fa er motivatore per Scenni e Zeko, forse avemo svortato;  Leggi il seguito di questo post »

La panza, la barba, gli appoggi sbagliati, ma quando parla Daniele De Rossi so’ brividi

17 agosto 2016

Tratto da Sport Illustrated:

De Rossi: “Non sarei mai potuto nascere in un’altra città, ognuno di noi è nato con questa passione, con questo destino. Tutto questo mi passa per la mente. Ma è qualcosa che ho scelto tanto tempo fa. Sta tutto qui. Ogni tanto sul divano penso, ‘Se non fossi nato a Roma, non sarei mai stato un tifoso della Roma. Non avrei sentito questo senso di appartenenza, questo dovere, verso i miei tifosi, la mia gente, la mia città. Per me che comunque sono un buon giocatore, sarebbe stato sicuramente più semplice. Ma l’altra faccia della medaglia è che io ho sempre amato stare qui. Amo rendere felice la mia gente, che sia per una partita sola o anche per tre. Amo vederli felici. Puoi trovare i tifosi anche al Chelsea, al Real Madrid o al Manchester United, ma io qui ho i miei amici. I miei amici in tribuna e anche persone che non conosco. Però loro sono un po’ come i miei amici perché hanno la mia stessa passione, la mia stessa fede. Abbiamo la stessa storia. Piangiamo per le stesse partite, siamo stati tristi per le stesse ragioni. Condividiamo le nostre emozioni anche se non ci siamo mai conosciuti. Il solo sentimento più grande dell’orgoglio che provi quando giochi per la Roma è la tristezza che proveresti senza la Roma. Certo non sarebbe giusto verso i tifosi lasciare sia io che Francesco nello stesso anno. Era tutto diverso, prima eravamo più come una famiglia. Quando tutto stava cambiando, ho cominciato a pensare che sarebbe stato meglio dal punto di vista economico. Però sarebbe stato tutto un po’ meno ‘umano’. Una proprietà diversa, una lingua diversa. Ma dopo un paio di mesi ho potuto facilmente capire che la passione che ha spinto la nostra vecchia proprietà era simile a quella dei ragazzi che ora sono al comando della Roma. Possiamo sempre condividere la nostra storia con tutte le altre popolazioni, paesi o città. Ma sarà sempre diverso quello da che prova la gente di Roma. Non siamo spaventati dal condividere. Forse questa passione potrà portare un ritorno economico che renderà il club più ricco e più forte e magari in grado di vincere presto qualcosa di importante. È una questione di ambizioni, capisci. Per me il denaro non è qualcosa che mi può far spostare dalla Roma al Chelsea. Prenderei più soldi al Chelsea, ma prendo soldi anche qui alla Roma. Quindi non c’è differenza. In altre squadre posso guadagnare di più ma questo ‘di più’ non mi interessa. È tutta una questione di ambizioni. È più ambizioso un giocatore che vuole andare a vincere la Champions League con il Real Madrid o uno che invece vuole vincere il campionato con la Roma? La Roma non ha mai vinto molti scudetti. In 90 anni ne ha vinti tre ed è stata dura. Penso che una grande ambizione può anche essere provare a vincere dove nessuno è mai riuscito. Questo è più difficile. Quando sei un bambino, è diverso da come poi sarai un tifoso della Roma da adulto. Gli adulti vivono adesso con questa pressione, questa ansia. È come un lavoro. I tifosi della Roma hanno dei problemi a causa dei soldi, per i loro figli, e magari un altro problema può anche essere la Roma. È questa l’altra faccia della moneta, tutti questi problemi, queste ansie, queste preoccupazioni per le sorti della Roma. Però noi viviamo con un orgoglio, quello di essere tifosi della Roma. Loro si riconoscono in noi, in me e Francesco”.

Chi è Federico Fazio, nuovo difensore della Roma?

2 agosto 2016

Perché lo chiedete a Cocci di calcio? Mica sono Gianni Di Marzio re del calciomercato. Si tratta di un nome che girava da qualche settimana.

Fazio fu acquistato dal Tottenham nell’estate 2014 dall’allora neo-allenatore Pochettino. Il tecnico argentino fece giocare al connazionale una ventina di partite, in cui spiccò una sfida tutta nervi e mani in faccia con Diego Costa del Chelsea, una rivalità nata ai tempi della Spagna, quando Fazio incontrò Costa nelle sfide tra Atletico e Siviglia.
Poi Fazio fu sostanzialmente bocciato. La stagione seguente Pochettino lo fa giocare solo una volta prima di mandarlo in prestito al Siviglia alla fine della sezione invernale del 2016. Nella squadra che poi vinse la sua terza Europa League consecutiva Fazio gioca solo 4 partite.
Forte fisicamente, l’anticipo non è altrettanto forte. Però, è vero che deve venire sostanzialmente a fare il quarto. Il problema della Roma è Juan Jesus.
Fazio non è molto social, ha un profilo Twitter, @Fede2Fazio
federico fazio calcio calciomercato roma

Soldado, Fazio e Dier provano la difesa a tre


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