Quando la casta gioca a pallone

Giovedì 8 settembre grande festa in quel di Torino per l’inaugurazione dello Juventus Stadium (nome provvisorio): amichevole con il Notts County, la squadra che nel 1903 spedì al club torinese le prime divise bianconere.

Be’ devo dire che la stampa e le televisioni nazionali si masturbano da tempo con questa storia dello stadio juventino, per celebrare la lungimiranza della dirigenza e l’importanza che un tale patrimonio rappresenta per la crescita del club. Però siccome gli Agnelli sono quasi un secolo che ci fanno poveri vorrei ricordare che, sì, la Juventus ha sborsato 120 milioni per costruire lo stadio, però lo ha potuto fare anche grazie all’acquisto, nel 2003, dal Comune del diritto di superficie per 99 anni sull’area dello stadio delle Alpi. Stadio che costruimmo con i soldi di tutti noi per i Mondiali di Italia ’90. La Juventus ha pagato per quell’area 25 milioni di euro in svariate rate. Quanto ha perso lo Stato italiano svendendo così un bene pubblico? Un consigliere comunale della Lega Nord ha anche presentato interpellanza al Sindaco della città piemontese per vedere le fatture dei pagamenti.

Il bello è che le prefiche del regime ci sfottono pure. Cito un articolo di Gazzetta: “Seimila tonnellate di materiali sono stati recuperati per la costruzione dalla demolizione del Delle Alpi…”.

È previsto che il nuovo Juventus Stadium garantirà introiti per 30 milioni di euro l’anno alla squadra bianconera – in un solo anno ben più di quello che hanno pagato per il diritto di superficie.

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