A noi ce piace Lamela, a voi la banana

Bella intervista di Angelo Carotenuto per La Repubblica a Erik Lamela. Potete vederla qua e leggerla qui.

Ne emerge il ritratto di un ragazzo tranquillo («Mi mancano gli amici. Quelli che ho a Buenos Aires e non fanno i calciatori. Mi manca scendere, andare a casa di uno, a casa di un altro. Ci sentiamo al telefono, non è la stessa cosa: vorrei poter giocare di nuovo con loro alla playstation»), timido ma a suo modo anticonformista («Mi piaceva Zidane, era il mio mito, il più grande quando io cominciavo. Maradona non l’ho mai visto dal vivo, ma gli argentini vogliono tutti diventare lui»), timido e semplice («A dodici anni a Barcellona mi aspettavano per un provino, invece andai in Spagna per un torneo giovanile. Mi videro in partita, alla fine dissero a mio padre che mi volevano. Ero troppo piccolo per vivere quello che sto vivendo adesso. Complicato. Non ce la siamo sentita. Così io sono rimasto tra i ragazzini del River, mio padre è rimasto in panetteria»), legato alla ragazza conosciuta a scuola a 16 anni («Eh, se è stato difficile per me, per lei è anche peggio. Ha lasciato la sua famiglia in Argentina per seguirmi, nel mio giorno libero giriamo l’Italia. Siamo stati a Venezia, a Napoli, a Capri. Lei è la cosa migliore che mi sia capitata a scuola, eh eh»). Totti gli ha trovato la casa dove vive con la famiglia e la ragazza. Alla domanda Non c’è qualcosa che la spaventa? Risponde «Di niente. Davvero. Perché dovrei avere paura di qualcosa?».

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