Man of the hour – Robin Van Persie

"Su twitter dopo scrivo che ho mollato una puzza mentre calciavo questo rigore... fa tanto bad boy"

È l’anno di Robin Van Persie. Con 17 gol e 3 assist in 18 partite, è l’uomo del momento a Londra, protagonista di un Arsenal che sta mostrando nuovi segnali di vita dopo l’inizio di stagione “culminato” con l’8 a 2 preso dallo United di Sir Alex Fergusson.

Figlio di una coppia di artisti (papà scultore e mamma disegnatrice di gioielli), Robin non sembra aver avuto un’infanzia semplice. A 5 anni dovette lasciare la squadra di calcio dove giocava a causa della relazione della madre con l’allenatore. Divenne uno studente indisciplinato e il calcio la sua unica passione. Ebbe dei confronti molto duri con Van Marwijk quando era al Feyenoord e ha continuato ad averne quando quest’ultimo è diventato allenatore della nazionale anche se, al momento, il tecnico non può assolutamente farne a meno. Robin ha avuto anche problemi con la giustizia: è stato in carcere due settimane nel 2005 per un’accusa di stupro che, successivamente non è stata provata e per la quale non è stato incriminato. Ma non è stato solo il caratteraccio a frenare l’olandese. Ogni stagione almeno un infortunio, (uno causato da Chiellini nell’amichevole Italia-Olanda del novembre del 2009 lo tenne fuori 5 mesi) ma comunque, il suo score è impressionante: 44 presenze e 20 gol (con 15 assist) nel 2008-09, 20 reti in 33 presenze nel 2010-11. Ora questo inizio devastante.

Van Persie fu acquistato dal Feyenoord per 2,75 milioni di sterline nel maggio del 2004, proprio a causa dei contrasti con Van Marwijk. All’epoca giocava esterno sinistro di centrocampo, grazie alle sue doti nel saltare l’uomo e sfornare assist ma Arsene Wenger lo vedeva come il futuro rimpiazzo per Dennis Bergkamp. Sette anni dopo, si può affermare che il francese ha visto, ancora una volta, giusto, eredità che si è conclamata di fronte a tutti quando Van Persie ha preso il numero 10 che fu proprio di Bergkamp.

Van Persie è sempre stato in fila: ha aspettato il ritiro di Bergkamp per avere un ruolo in pianta stabile in squadra; l’addio di Henry gli aprì definitivamente le porte della prima squadra; quando Adebayor lasciò l’Emirates Stadium divenne il centravanti titolare (tra l’altro il togolese gli piantò gli scarpini in faccia durante un City-Arsenal a dimostrazione di rapporti particolarmente tesi); quando la scorsa estate Cesc Fabregas è tornato a Barcellona, Robin è diventato il capitano. È un attaccante completo e assolutamente moderno. Finalizza come pochi ma è in grado di far girare la squadra grazie a una visione di gioco unica. Agile, veloce, tiro mortifero, tiratore di punizioni. Ha il contratto in scadenza nel 2013, quando avrà trent’anni, si comincerà a parlare di rinnovo la prossima estate. In molti sono alla finestra. Ma è difficile che lasci Londra, ora che davanti a sé non ha nessuno, che è il leader dichiarato della  e anche della nazionale. Non resta che mettere da parte il caratteraccio, che fuori e dentro il campo (ricordate la stupida doppia ammonizione che prese al Camp nou durante la scorsa Champions e che di fatto compromise il passaggio del turno dell’Arsenal?) gli ha impedito di spiccare il volo. A proposito di volo, l’olandese è un assiduo frequentatore di Twitter. Per i suoi cinguettii cercate @Persie_Official.

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