Dopo il cinema il 3D ammazza il giornalismo sportivo televisivo

Tre gradini sotto il rigore di Totti nella scala della tristezza del weekend calcistico (be’ allargato al lunedì) ci sono Caressa e Bergomi con gli occhialetti che guardano la partita su un televisore 3D. “A due metri di distanza, quella perfetta per la visione 3D”. Ma a centinaia di chilometri dalla sfida.
Così, il giornalista e la sua seconda voce compiono il passaggio televisivo dal giornalismo a un’ulteriore forma mediata di intrattenimento, in cui lo spettacolo non è in campo ma è la sua proiezione. In tutto questo, gli elementi accessori del calcio passano in secondo piano: il pubblico, l’atmosfera, non serve più niente, conta solo la tecnologia. Se l’evento sportivo diventa il suo teatro, chi lo racconta, oltre a essere accessorio e accidentale, un mero accompagnamento rispetto all’evento, diventa a sua volta un teatrante. Così, Caressa ha condito il pre-gara con battute da trivio indirizzate a Ilaria D’Amico. Ecco qua la scenetta:

Caressa: Te purtroppo sei ancora in 2D;
Ilaria: “Sono piatta?”.
Caressa: “A te piatta non te lo può dire nessuno”.

Ps: Nel dopo partita di Roma-Juventus, Ilaria è riuscita a rovinarmi Chelsea-City. Io capisco la frenesia di dare le notizie ma se mi vendi un servizio come My Sky, non puoi immaginare che forse io, mentre vedevo la Roma, sto registrando il Chelsea? Ma perché, Ilaria, non ti limiti a fare il dopo-partita e non lasci le notizie a Sky Sport 24? Altrimenti a che cosa cazzo serve MySky?

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