E’ tornato Silent hero (e non solo)

Domenica pomeriggio si è presentato nello spogliatoio dello United, ha messo maglietta e scarpini. Al 14′ del secondo tempo entra in campo al posto di Nani. La sua squadra è avanti 3-1 e gioca 11 contro 10. Sbaglia un pallone, e gli avversari salgono al 2-3. Dalla sua curva parte un coro di sostegno. Alla fine conterà 71 passaggi completati su 73. Non è una storia qualsiasi, è la storia del ritorno in campo di Paul Scholes, l’uomo che dopo 676 partite e 150 gol con la maglia dei diavoli rossi, sempre a disposizione di Sir Alex, si era ritirato lo scorso maggio, dopo la finale di Champions (persa) contro il Barcellona. Entra nello staff tecnico di Fergusson, gioca con la squadra riserve, ma non ce la fa a stare a guardare, chiede al suo allenatore, l’uomo che lo ha cresciuto dalle giovanili a cui approdò a 17 anni, di tornare a dare il suo contributo. E il 70enne Alex dice sì, non perchè è un vecchietto nostalgico dei suoi ragazzi, ma perchè dei 50 milioni di pounds spesi in estate, neanche un penny è andato al centrocampo, dove ha iniziato la stagione con a disposizione Anderson, Cleverley, Carrick, Gibson e Ryan Giggs da buttare in mezzo all’abbisogna. Così, quando Scholesy ha chiesto di rientrare, all’allenatore non gli è sembrato vero. In settimana si erano susseguite voci di un interessamento a Lampard che il tecnico scozzese ha subito smentito. Tanto c’è Paul Scholes, qualcosa vorrà dire. Il “rosso” ha indossato la maglia numero 22, perchè la 18 che è stata sua per 15 stagioni, è di Young. Nella sua prima stagione allo United, Scholes indossò la 24 (dal ’93 al ’95). La stagione seguente prese il 22. Poi fu sempre 18.

Stasera altro ritorno pieno di gloria. Thierry Henry ritrova la maglia dei Gunners e il gol con l’Arsenal nel match di FA Cup contro il Leeds. 10 minuti e segna, dopo essere subentrato a Chamakh al 68′. Barba incolta e leggermente appesantito, finita la partita che vuol dire qualificazione proprio grazie alla sua marcatura (1-0 il risultato finale) corre dai suoi tifosi e si batte la mano sul petto, lì dove pulsa il cuore. Lui se ne era andato nel 2007 per il Barcellona, poi i New York Red Bulls. In tribuna c’era Beckham, chissà se anche a lui viene voglia di tornare. I sogni son desideri…a volte sono semplicemente dei gol.

"Mi sono fatto crescere la barba per nascondere il terzo mento".

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