Capitan Futuro e il Padre della Patria

C’è qualcosa di intimamente italiano nella vicenda professionale di Daniele De Rossi. Firmando il rinnovo contrattuale con la Roma fino al 2017 ha scelto, come tanti italiani, di privilegiare gli affetti alla professione: sebbene dubiti profondamente della veridicità di certe offerte fatte circolare ad arte durante la lunghissima trattativa per il rinnovo del contratto, non si può negare che a Manchester (sponda City, ma come Danielino avrebbe potuto indossare quell’azzurro sbiadito?), a Madrid, forse perfino a Parigi avrebbe guadagnato e probabilmente anche vinto di più.  La figlia, gli amici, la ragazza, l’ambiente, Totti, sono certamente dei fattori. No, quello che mi sembra così italiano è non sapere ancora, per quanto tempo, Daniele De Rossi sarà “Capitan Futuro”.
In Italia gli anziani non lasciano spazio ai giovani: nella politica, nell’economia, nel sociale, nel cinema e nella musica. I patrizi non mollano la presa sul Paese e chissà tra quanto tempo potrò vedere uno come David Cameron prendere le redini della nazione (nato nel 1966 e mi riferisco all’età anagrafica, non certo a quello che pensa, dice e fa). Il problema è che chissà quanto tempo ci vorrà per vedere un Obama presidente del consiglio, lui presidente della più importante potenza mondiale a 48 anni. Totti è il capitano e Dio gli mantenga sempre la salute. Nel mio rapporto di lunga data con il calcio, nessuno mi ha dato così tante gioie e soddisfazioni, e ha rappresentato, nel bene e a volte anche nel male, Roma e la romanità.

Nel calcio la tendenza è generalizzata: il capocannoniere, DiNatale, ha 35 anni; lo segue da vicino il lazziale Klose, 33. A Torino la situazione Del Piero è stata brutalmente normalizzata dal Monociglio poco più che trentenne che in sostanza ha prepensionato il capitano di lungo corso di 38 anni.

Guardiamo all’estero: Xavi e Casillas portano i gradi a Barcellona e Real Madrid e sono del 1981 come Evra, capitano sulla sponda giusta di Manchester; a Monaco abbiamo Lahm, un classe ‘83.

Forse nella Città Eterna c’è la maturità di dare un segnale, senza che questo sminuisca nessuno perché non solo dalle fasce da capitano si giudica un calciatore. (Ed è logico che valga anche ab contrario per De Rossi il quale, siamo certi, non smania per indossarla).

Oggi che a Roma e nella Roma sempre di più si instaura il potere a stelle e strisce, che faticosamente un nuovo modo di intendere il calcio si sta facendo strada e che, meno importante, Daniele De Rossi non è solo il calciatore più pagato della Roma ma il calciatore italiano più pagato, magari l’idea di trasformare Capitan Futuro in Capitan Oggi potrebbe essere un bel gesto da compiere da parte di chi è l’indiscusso e indiscutibile Padre della Patria.

Anche perché, la storia ce lo insegna, diarchie, troiche, consoli e imperi d’Oriente e d’Occidente non hanno mai prodotto niente di buono. Figuriamoci a Roma, dove la Storia la abbiamo fatta.

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