Ditemi perchè

La grandezza di un giornalista si comprende quando mette su carta le cose che ronzano per la testa del lettore. E siccome io sono ancora un lettore del Corriere dello sport, oggi ho letto con la consueta avidità l’editoriale di Giancarlo Dotto. E lui lo ha scritto. Ha scritto che ormai te lo aspetti che la Roma sputtani la partita. Quando è stato espulso Maresca ho pensato: “Vediamo un po’ come riusciamo a farci del male”. Ma quando Munari ha pareggiato, mi sono anche detto: “Fin qui non siamo andati maluccio, continuiamo così e gliene facciamo altri due”. Invece no, invece la squadra si è sciolta come neve al sole. Ha attaccato in maniera disordinata, a testa bassa, dimenticando tutti gli insegnamenti del maestro. Perchè tutti quei lanci, Daniele? Federì, lo vogliamo mette bene un cross? Caro Destro, basterebbe metterne dentro una…

Invece no. A me la Roma non è piaciuta, maestro, diversamente da te. E sono sincero: sono un po’ deluso. Deluso perchè a questo punto mi sarei aspettato di vedere qualcosa di più di 25 discreti minuti. Invece, invece perdiamo subito le distanze tra i reparti e i movimenti mi sembrano ancora scolastici. Eppoi, eppoi basta con le partite giocate a metà. Lo abbiamo scritto qui molto umilmente qualche settimana fa: quello della Roma non è un problema atletico, qui serve uno psicologo. Uno psicologo per far capire a ‘sti ragazzi che è nelle difficoltà che si diventa uomini, non nella bambagia. Che è quando bisogna scalare la montagna mettendo a rischio la propria vita che si superano i propri limiti. Bisogna essere disposti a morire per quel centimetro in più, bisogna correre più forte, andare più lontano, non pensarlo quel taglio ma volerlo dentro se stessi. Invece, prendiamo un gol e tutto si sfalda. Avevamo 35 minuti per rivoltare la Sampdoria come un calzino, non ci siamo riusciti. Forse sarebbe il caso di mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità e cercare di scalare la montagna senza corde o reti di salvataggio. Bisogna mettere tutto in gioco per dire di aver giocato e vissuto davvero. Questi ragazzi e questi uomini ancora non lo hanno capito.

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