Quando il capo non c’è

Quando il capo non c’è, qualcuno trova sempre il tempo di fumare una sigaretta in più. Si indugia nei corridoi, davanti alla macchinetta del caffè. Quando il capo non c’è, é come se si stesse in un ministero, quando le scadenze non esistono e c’è sempre il tempo di rimandare.
Quando il capo non c’è in una squadra di calcio, i calciatori arrivano sempre secondi sul pallone, perdono i contrasti. Quando il capo non c’è, nessuno stabilisce gli obiettivi, e la vittoria giusta sarà sempre quella che arriverà domani, il “progetto é pluriennale” e l’anno giusto é sempre quello dopo.
Il problema della Roma non sono i calciatori e non sono gli allenatori. Negli ultimi anni il problema é sempre lo stesso: arriviamo sempre secondi sul pallone, perdiamo i contrasti, tutti i duelli individuali. Nessuna squadra di calcio vince le partite se arriva sempre seconda sul pallone. Nessuna squadra di calcio vince niente senza presidente, senza sapere chi é il padrone, nessuna squadra vince se i dirigenti sono impegnati a filosofeggiare di libri e di chissà quale strategia senza prendere per il bavero i calciatori. Prendete Lamela. Probabilmente ha del talento nascosto da qualche parte ma devi schiumare rabbia per tirarlo fuori ovunque sia nascosto. Invece, gira per il campo con quel pessimo taglio di capelli che sembra una marmotta morta e ogni volta che tira in porta lo fa con la prosopopea che qualsiasi cosa cachi il suo piede sinistro é destinato da Nostro Signore a bucare la porta. Invece no.
Quando il capo non c’è, uno qualsiasi dei compagni si sente in dovere di farlo capire a Lamela, che é un cazzone. Quando il capo non c’è, se l’allenatore fissa gli allenamenti alle 14, non scoppia la rivoluzione perché qualcuno vuole andare a prendere i figli a scuola.

Basta giustificazioni, basta alibi. La dirigenza deve fissare degli obiettivi a ‘sti ragazzi, metterli di fronte alla responsabilità della maglia che indossano, pretendere il massimo da ciascuno. Da Stek a Burdisso, da Florenzi a Tachtsidis, da Totti a Osvaldo fino a Tallo. Poi, se ciascuno dei componenti della rosa giallorossa abbiano veramente qualcosa da dare, questo é tutto un altro discorso. Ma solo se il capo alza la voce potremo scoprirlo. Il punto è: siamo sicuri di sapere chi dovrebbe alzare la voce a Trigoria?

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