Una polaroid sbiadita

Come se fosse possibile c’è una cosa che mi delude di più dei pessimi risultati sul campo della Roma ed è la gestione mediatica di Zeman di queste sconfitte.
Ne prendiamo 3 dal Parma? È colpa del campo affogato dalla pioggia, come se i ducali fossero avvantaggiati dai braccioli.
La posizione in classifica delude? Colpa degli arbitri, ci mancano 7 punti, i fuorigioco del Catania, il rigore dell’Udinese, e così via.
Un vecchio cliché che ho ascoltato milioni di volte ma che speravo appartenesse a un repertorio del passato. Preferivo quando gli allenatori della Roma non parlavano degli arbitri. Da Spalletti a Luigi Enrico, passando per Ranieri, la Roma ha cercato di mantenere un profilo basso sulle giacchette nere. Secondo me è una politica giusta, per non dare alibi ai calciatori e perché credo che sia corretto cercare di applicare il fair play anche quando intorno a te tutti rubano.
Invece con Zeman siamo tornati indietro. Il boemo non si mette mai in discussione, non sbaglia mai, la sua squadra è la più forte, gli acquisti buoni, il suo calcio perfetto. Va tutto male per colpa del mondo esterno. La pioggia, un giudice, mi sono svegliato alle 7 meno un quarto e la bambina ha vomitato.
In teoria è tutto bello, tutto perfetto, anche il mondo immaginato da Tommaso Moro o Karl Marx. Ma è proprio la reazione alle difficoltà che costruisce quello che siamo e dà forma ai progetti. Sì, c’è l’arbitro che sbaglia o peggio ruba; c’è l’avversario disonesto o che semplicemente mette i coglioni in campo perché è meno forte di te e in qualche modo cerca di fare.
E se la squadra gioca senza nerbo come a Torino, li puniamo, come bambini indisciplinati, come fanno gli allenatori dopolavoristi delle parrocchie e le piccole società. Avete perso? Fatevi gradoni! Siete stati ridicoli? Asfaltate la strada qua fuori.
Metodi vecchi, appartenenti a un’epoca che non c’è più o almeno non al calcio super professionistico.
Zeman mi riporta alla mente quei Novantesimo minuto di trenta anni fa, con Galeazzi quasi magro, Luigi Necco con la calata partenopea, il riporto di Strippoli. Stretto nella sua tuta come un insegnante di educazione fisica, con un piumino col cappuccio di pelo di grizzly. Mi viene nostalgia delle giacche sportive di Paolo Valenti. Lo ha scrityo oggi Dotto sul Corriere dello sport, lui che era uno degli entusiasti della prima ora del ritorno del boemo pur dalle colonne di una testata “critica” per varie ragioni. Una polaroid sbiadita, un viaggio nel tempo.

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