Pallotta vuole la botte piena e la moglie ubriaca invece fino a oggi la botte è vuota (di soldi e di trofei) e la moglie è incazzata

Il plauso dell’avvocato della signora Leandri al gesto della Roma di non presentare ricorso alla squalifica della sud perpetrato da Tosel e i suoi accoliti è l’ultimo segnale di quanto sia sbagliato l’atto del presidente della Roma. Un atto che mostra una direzione, intendiamoci, partorita dalla natura stessa di James Pallotta, un americano a cui ibricconi della Via Lattea affidano i propri soldi per farli fruttare, con una (piccola) esperienza nel mondo degli sport professionistici a stelle strisce, il basket Nba, il baseball e il football NFL. Un uomo cosi, dai sorrisi affettati, non può gradire quelle opinioni. In America, nessun tifo organizzato, figuriamoci la politicizzazione. Clienti, senza voler dare al termine nessuna ombreggiatura negativa, ecco di cosa ha bisogno la Roma secondo James Pallotta: il calcio è un’industria, un servizio di cui si usufruisce comprando biglietti, abbonandosi ai canali televisivi, acquistando magliette e ogni tipo di gadget. La Roma è “sua” per valorizzarne il marchio. Come un’azienda che è un organismo elementare e fondamentale per il quale il collegamento con cellule simili è lo step biologico successivo. La Roma non vuole combattere il sistema, la Lega calcio o la Figc. Vuole farne parte e contribuire che si prendano le decisioni migliori per far crescere i fatturati. La Roma di Pallotta non si collocherà mai al di fuori di questo quadro istituzionale, come fece Sensi ad esempio. Pallotta non vuole uscire da questo alveo, si batterà per migliorarlo. Utras che esprimono sempre e comunque la loro opinione, sono scomodi, danno fastidio per la loro inconciliabilità con strategia, mosse e mossette di palazzo. Agli americani, poi, interessa l’immagine, offrire all’esterno almeno l’idea di uno stile. Avete visto il valore che danno al denaro. Non c’è evento sportivo, benefico o ufficiale di qualsiasi tipo in America che non preveda la consegna di un vistoso assegno. Ecco la mossa di non presentare ricorso. Ecco l’annuncio delle iniziative di Roma Cares. Il mancato ricorso è stato un atto senza costi per Pallotta, ma sono proventi, di immagine. La Roma non perde soldi perché la Sud è esaurita in abbinamento. Chi resterà a casa ha  già pagato il biglietto. Ci perdono solo i tifosi. Pallotta intasca un dividendo di immagine. 

In molti hanno provato a limitare il mondo ultras. Tanti hanno provato a controllarlo. Cragnotti ha fallito, ad esempio. Ma diciamo la verità: cosa sarebbero gli stadi italiani senza quell’amore, la passione che muove centinaia, forse migliaia di persone a creare una scenografia? Non peggiorebbe un po’ lo spettacolo che ti sta tanto a cuore senza quei tifosi? Siamo poi cosi sicuri che gli striscioni incriminati – opinioni che per quanto possano non piacere ai pietisti della Beardi sono tali e vanno rispettate – non siano condivisi dalla maggioranza della tifoseria?
Non pensi che Garcia, con quei commenti sulla giustizia sportiva italiana, in fondo, non se lo aspettasse il ricorso? 

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