Le cose più belle che mi sono capitate durante Roma-Barcellona

Non dare retta al mio capo “ma che scherzi? La Pineta Sacchetti all’ora de punta? Fai er raccordo”. Sono arrivato e parcheggiato in 20 minuti.

Il tornello che non legge il mio biglietto, chiamare stewart simpatica che lo controlla manualmente e apre il fornello tornello.

Fila di 25 minuti per prendere un bicchiere d’acqua.

Settore Monte Mario pieno di giapponesi, indiani, cinesi.

Due palestrati, tre file sotto di me che bivaccano con farro bollito e pomodori. Io che me magno prima un panino col prosciutto crudo, poi uno col salame (ungherese, perché de Milano io nun vojo gnente).

Essere così vicino a Messi come non mi capiterà più nella mia vita (anche se cazzo Pallò, far pagare quei posti, quasi in distinti nord e pure bassi, tanto quanto quelli dalle parti di Malagò è un oltraggio, altro che barriere, contestano per questo motivo).

Il gol di Florenzi, con lo stadio che sostiene con il suo sospiro la palla e quasi la spinge in rete. L’urlo liberatorio dello stadio, uno dei più potenti che ho mai sentito io di persona, per assistito a una magia proprio davanti ai maghi del pallone.

“Suarez hijo de puta”. Tutti insieme.

“Olè Olè Olè Olè Dzeko Dzeko!”. Tutti insieme.

A fine partita, tutti a casa, tutti insieme, lentamente, due porticine aperte per far sfollare quasi due settori; davanti a me mamma e figlia mano nella mano, una con la maglietta di Totti, la figlia con la maglia di Dzeko. Non so chi siete ma eravate bellissime.

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