I fischi: ce dovete sta

Lo 0-0 con il BATE Borisov qualifica la Roma agli ottavi di Champions League, ma non la qualifica come squadra di livello europeo né tanto meno fa be sperare per il prosieguo della stagione.

Sulle gambe già al 60′, disordinata in difesa e confusionaria in attacco, la Roma conferma tutti i limiti e i difetti delle ultime settimane, in barba ai proclami di “vincere e vinceremo”, “11 lupi in campo”, “dalla prossima partita ci rifaremo”, “rimetteremo li zeppi alle cerase” pronunciati con il tono di un coniglio mannaro. Sostanzialmente è la solita solfa ormai da questo gennaio.

E se un grande allenatore ha scritto e detto (Simeone) “una squadra gioca come si allena” che idea devono farsi i tifosi giallorossi degli allenamenti della loro squadra? Roma-BATE è stata l’ennesima gara in cui sembrava di vedere un ragazzino che balbetta all’interrogazione perché la sera prima ha giocato a Fallout 4 invece di studiare. E la Roma si presenta spesso impreparata su come affrontare gli avversari: ieri Florenzi si è fatto subito sorprendere dal neo entrato Volocko che già ci aveva fatto vedere i sorci verdi all’andata.

Che dire di un allenatore che, con diversi elementi alle prese con autentiche crisi asmatiche in campo, aspetta l’82’ per la seconda sostituzione (la prima era evidentemente programmata nel pre-gara con la staffetta tra Gervinho, rimasto poi fuori e sostituito da Iturbe, e Salah) inserendo oltretutto Ucan, destinato inizialmente alla tribuna e recuperato solo grazie al riacutizzarsi dell’infortunio dell’ivoriano.

Sui social e sulle radio è un gran litigare a causa dei tifosi che hanno fischiato al termine della partita, dimenticandosi la pessima figura fatta in campo. Magari a farlo sono quelle stesse radio che criticavano la squadra dopo la vittoria col carpi o a Firenze. Si parlo di voi, Tele Radio Stereo. È intellettualmente disonesto dire che il pubblico pagante allo stadio ha fischiato la qualificazione. I fischi erano per l’ennesima prova sciatta, spompata, incolore.

Szczesny: “La gente ha il diritto di sentirsi frustrata, venire qui e aspettarsi una prestazione migliore”. Uno che viene dall’Arsenal ne sa qualcosa di tifosi frustrati.

Ce devono sta i calciatori, ma soprattutto quelli che fino a ieri piagnevano che la squadra gioca male e oggi tutti sorrisi. Fate pace col pallone.

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