La panza, la barba, gli appoggi sbagliati, ma quando parla Daniele De Rossi so’ brividi

Tratto da Sport Illustrated:

De Rossi: “Non sarei mai potuto nascere in un’altra città, ognuno di noi è nato con questa passione, con questo destino. Tutto questo mi passa per la mente. Ma è qualcosa che ho scelto tanto tempo fa. Sta tutto qui. Ogni tanto sul divano penso, ‘Se non fossi nato a Roma, non sarei mai stato un tifoso della Roma. Non avrei sentito questo senso di appartenenza, questo dovere, verso i miei tifosi, la mia gente, la mia città. Per me che comunque sono un buon giocatore, sarebbe stato sicuramente più semplice. Ma l’altra faccia della medaglia è che io ho sempre amato stare qui. Amo rendere felice la mia gente, che sia per una partita sola o anche per tre. Amo vederli felici. Puoi trovare i tifosi anche al Chelsea, al Real Madrid o al Manchester United, ma io qui ho i miei amici. I miei amici in tribuna e anche persone che non conosco. Però loro sono un po’ come i miei amici perché hanno la mia stessa passione, la mia stessa fede. Abbiamo la stessa storia. Piangiamo per le stesse partite, siamo stati tristi per le stesse ragioni. Condividiamo le nostre emozioni anche se non ci siamo mai conosciuti. Il solo sentimento più grande dell’orgoglio che provi quando giochi per la Roma è la tristezza che proveresti senza la Roma. Certo non sarebbe giusto verso i tifosi lasciare sia io che Francesco nello stesso anno. Era tutto diverso, prima eravamo più come una famiglia. Quando tutto stava cambiando, ho cominciato a pensare che sarebbe stato meglio dal punto di vista economico. Però sarebbe stato tutto un po’ meno ‘umano’. Una proprietà diversa, una lingua diversa. Ma dopo un paio di mesi ho potuto facilmente capire che la passione che ha spinto la nostra vecchia proprietà era simile a quella dei ragazzi che ora sono al comando della Roma. Possiamo sempre condividere la nostra storia con tutte le altre popolazioni, paesi o città. Ma sarà sempre diverso quello da che prova la gente di Roma. Non siamo spaventati dal condividere. Forse questa passione potrà portare un ritorno economico che renderà il club più ricco e più forte e magari in grado di vincere presto qualcosa di importante. È una questione di ambizioni, capisci. Per me il denaro non è qualcosa che mi può far spostare dalla Roma al Chelsea. Prenderei più soldi al Chelsea, ma prendo soldi anche qui alla Roma. Quindi non c’è differenza. In altre squadre posso guadagnare di più ma questo ‘di più’ non mi interessa. È tutta una questione di ambizioni. È più ambizioso un giocatore che vuole andare a vincere la Champions League con il Real Madrid o uno che invece vuole vincere il campionato con la Roma? La Roma non ha mai vinto molti scudetti. In 90 anni ne ha vinti tre ed è stata dura. Penso che una grande ambizione può anche essere provare a vincere dove nessuno è mai riuscito. Questo è più difficile. Quando sei un bambino, è diverso da come poi sarai un tifoso della Roma da adulto. Gli adulti vivono adesso con questa pressione, questa ansia. È come un lavoro. I tifosi della Roma hanno dei problemi a causa dei soldi, per i loro figli, e magari un altro problema può anche essere la Roma. È questa l’altra faccia della moneta, tutti questi problemi, queste ansie, queste preoccupazioni per le sorti della Roma. Però noi viviamo con un orgoglio, quello di essere tifosi della Roma. Loro si riconoscono in noi, in me e Francesco”.

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