La Roma, il Porto l’Europa League e le magnifiche sorti e progressive giallorosse

Il preliminare di Champions League consegna alla Roma la partecipazione all’Europa League. La delusione per l’eliminazione maturata al termine di una doppia partita strana, in cui su 180 minuti la Roma ha giocato quasi 100 in inferiorità numerica, non può far dimenticare che la stagione è all’inizio.

Visto che, in un loop infernale la Roma con Capello o con Del Delneri o Garcia o con Spalletti continua mostrare sempre gli stessi difetti – fragilità nervosa, scarsa attitudine alle partite importanti, immaturità – sarebbe il caso di ripartire, per una volta, con umiltà dal basso. Forse l’Europa League rappresenta la nostra dimensione, forse bisogna iniziare a collezionare scalpi importanti anche nell’Europa piccola e meno ricca, per accumulare punti esperienza e crescere non più a chiacchiere ma con le vittorie.

L’Europa League deve essere un obiettivo importante tanto quanto il campionato e non voglio vedere Sadiq o Nura schierati nelle partite al giovedì solo perché “domenica sera c’è il Napoli”.

Si deve puntare a vincere ogni partita, magari conquistare un quarto di finale o una semifinale di Europa League potrebbe aiutare l’autostima più di qualche tweet autocompiaciuto. Potrebbe essere divertente.

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